Ricchi e poveri in Europa

La voce di Angela Merkel ha il tono della voce del padrone, quando parlando al Bundestag fa intendere che per essere europei bisogna essere un po’ più “tedeschi”. La cancelliera dice che la solidarietà dell’Europa ha un prezzo, ed è quello dell’austerità, altrimenti la zona euro è destinata a collassare, e allora a pagare saranno tutti. Naturalmente anche per Merkel vale il principio secondo cui “ad impossibilia nemo tenetur”, a nessuno possono essere chieste cose impossibili, e i morti ad Atene ieri dimostrano che le richieste rigide alla Grecia sono quasi impossibili. Leggi L’amara ricetta europea di Merkel non convince ancora i tedeschi
8 AGO 20
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La voce di Angela Merkel ha il tono della voce del padrone, quando parlando al Bundestag fa intendere che per essere europei bisogna essere un po’ più “tedeschi”. La cancelliera dice che la solidarietà dell’Europa ha un prezzo, ed è quello dell’austerità, altrimenti la zona euro è destinata a collassare, e allora a pagare saranno tutti. Naturalmente anche per Merkel vale il principio secondo cui “ad impossibilia nemo tenetur”, a nessuno possono essere chieste cose impossibili, e i morti ad Atene ieri dimostrano che le richieste rigide alla Grecia sono quasi impossibili. Pesa anche il fatto che l’eurozona sia costituita da paesi con livelli di reddito e di produzione assai differenti, da economie che godono di un surplus nella bilancia dei pagamenti e di paesi che patiscono un forte deficit. La svalutazione dell’euro favorisce le esportazioni dei primi, e fa pagare di più le importazioni dei secondi, accrescendo le distanze. Se poi il paese centrale dell’eurozona, la Germania, punta tutto sulle esportazioni anche a costo di far stagnare il mercato interno, diventa un fattore di moltiplicazione di questo squilibrio. I paesi importatori non possono difendersi con dazi protettivi, non hanno voce in capitolo nella quotazione dell’euro, sono alla mercè degli altri.
E’ vero che nessuno li ha costretti a entrare nell’euro, che quelli che hanno fatto carte false, come la Grecia, per esservi ammessi e poi hanno continuato a truccare i conti nell’illusione di non farsene accorgere, si sono comprati i guai in contanti. Ora la Germania, in sostanza, dice all’Europa di commissariare i paesi che rischiano l’insolvenza, ma questo richiede un’effettiva capacità di governo economico continentale, che ancora non esiste. Così ci si limita a chiedere alla Grecia (ma anche a Spagna e Portogallo) di “fare i compiti a casa”, cioè di adottare una severissima politica restrittiva, per poter accedere a sovvenzioni. La strategia è piena di pericoli: la coesione sociale dei paesi sottoposti a questa cura da cavallo è a rischio, senza che questi interventi punitivi ottengano fiducia dai mercati. Un’eurozona che accentua gli squilibri in modo sistematico rende alla lunga insostenibile la moneta unica. A Merkel che ha imposto il “Berlin consensus” e che si mette a capo di questa nuova Europa del salvataggio toccherà trovare anche un nuovo equilibrio.